GOLIARDIA (3). Tracce di vita quotidiana dei Goliardi nel XX secolo

assaggi, semplicemente assaggi di che cos’era la vita goliardica… 

 

Istorie d’etrusca Goliardia

  Anche i piccoli episodi s’ammantano di Mito. Come quando, ne la griphagna Peroscia, nel corso d’una disputa goliardica che opponeva il Venerabilis Ordo Marrocchae alla Coppola e Lupara (il V.O.M. era nato da una scissione della Coppola e Lupara, e ab origine fra i due Ordini, ambo vassalli del Griphonatus Goliardiae Perusinae, v’era stata mortale inimicizia), un manipolo d’arditi adepti della Marrocca, condotti dal Capo Ordine, o Marroccaro, Tappo II da Ascoli, su piano strategico elaborato dal ministro della Guerra SatanAsso da Taranto, dopo una audace razzia nel cantiere della erigenda nuova Facoltà di Medicina, che fruttò sacchi di cemento a presa rapida e laterizi, murò nottetempo la porta di casa di Lino il Borbone, Capo Ordine della Coppola e Lupara, uno dei pochi goliardi che nel 69+4 disponesse di un suo appartamento e non di una stanza a pigione o di un ancor più striminzito posto letto, e così il Borbone, la mattina seguente, aprendo la porta, si ritrovò murato vivo, peggio di una eroina greca o del personaggio d’una novella di Edgar Allan Poe, o quanto meno di un abitante di Berlino Est…

 

  Ma se la muratura della porta di Lino il Borbone fa parte del mito del V.O.M., e, per piccola parte, del Griphonatus (nella cui mitografia spicca peraltro il bombardamento di Camerino, un’epica impresa che si ispirò al già molto goliardico volo su Vienna di Gabriele d’Annunzio, con un supplemento di goliardia intrinsecamente studentesco: fra Perugia e Camerino v’era forte inimicizia, e dopo uno sgarro dei Camerti, dalle parti del Griphonatus – s’era negli anni ’60 del XX secolo – si decise di lavare l’onta con un raid aereo sulla città nemica, che sarebbe stata goliardicamente bombardata da un Piper affittato dal locale Aeroclub. Alla Perugina ebbero sentore dell’azione, ed offrirono, subodorando una possibile, ghiotta pubblicità, svariati chilogrammi dei loro pregiati cioccolatini quali dolci proiettili. Ma il Gripho Triumphans dell’epoca, quando gli fu riferita la profferta, non volle sentir parlare di cioccolata, ed anticipando di decenni Benigni, Luttazzi e quant’altri, sentenziò perentorio, offensivamente storpiando il nome degli abitanti della inimica città: “Ai Camerdi, merda”. E merda fu, raccolta pazientemente dalle matricole – un lavoro che tutto sommato le nobilitava, essendo esse notoriamente “minus quam merdam” – sfruttando la cospicua produzione di letame delle mucche di Agraria e di Veterinaria. E con sterco bovino fu bombardata Camerino…), ci sono imprese goliardiche che giganteggiano nella storia dell’eroicomicità, anche fuori dell’ambito di N.S.M. Si pensi per esempio alla tenzone che oppose i goliardi bolognesi e quelli modenesi, e che vide i ripetuti rapimenti (anche falliti) e riscatti di due simboli immortali, il Fittone di Bologna e la Secchia Rapita di Modena; una tenzone da far impallidire il poema sulla Secchia Rapita del Tassoni (che non è l’inventore della Cedrata pubblicizzata e decantata da Mina). O anche al tentativo dei goliardi bolognesi di invadere San Marino per dichiararne decaduta la Repubblica ed istituirvi la Monarchia , negli stessi mesi in cui il Regno d’Italia, in seguito al referendum istituzionale, trapassava in Repubblica Italiana.

 

SatanAsso da Taranto

(da “Carmina Burina”, di prossima apparizione)

GOLIARDIA (3). Tracce di vita quotidiana dei Goliardi nel XX secoloultima modifica: 2008-09-22T16:56:00+00:00da juels.richelieu
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