GOLIARDIA (2). Gaudeamus igitur, iuvenes dum sumus!…

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No, non è morta! E per quanti hanno avuto la sventura di non conoscerla, queste righe memoriali potran darne una pallida idea…  

  Parlerò di Goliardia – difficile, perché lo spirito goliardico soffia dove vuole e l’esperienza goliardica rasenta l’ineffabile… – ed antologizzerò canzoni goliardiche. Nessuno si senta offeso dalla loro a volte pesantissima e smisurata ma palesemente innocua volgarità; nessuno si senta deluso dalla scarsa qualità letteraria e delle monotone somiglianze di questi testi ricchi di male parole; ancor più noiosi e ripetitivi perchè mai furono pensati per essere cristallizzati nella scrittura bensì per essere intonati intorno a un fuoco, con accompagnamento d’una chitarra una sigaretta e un fiasco di vino e una disponibile fanciulla, magari uccellata a un fratello (che così imparerà quella drammatica e poco femminista lezione di N.S.M.G. sulla donna che è res nullius, cioè del primo che se la piglia; il che, maxima contraddizione in termini, equivale a dire, massimo del femminismo, che una donna non è di privata proprietà di alcuno, ma è libera di scegliere: N.S.M. non ha paura di contraddirsi, ed è in fondo la madre di tutte le libertà, checché ne pensino o ne abbiano pensato i poveri untorelli invasati dal verbo di Marx – Lenin – Ho chi min… se non addirittura di Stalin o di Enver Hoxa) o liberata da un liceo in occasione delle Feriae Matricularum, quando, come in  occasione del Carnevale medievale, un ritualizzato contropotere soppianta provvisoriamente, in prospettiva di lungo periodo rafforzandolo, l’ordine costituito.

  Messe per iscritto, e tutte insieme poi, queste canzoni son brutte, ripetitive, monotone, volgari. A volte offensive. Cantate sotto la luna – ma anche senza luna… – son tutt’altra cosa. McLuhan sapeva che cosa diceva, nell’asserire categoricamente che “il medium è il messaggio”!

  Vilipendono tutte le istituzioni in un giocoso e parodistico rovesciamento. Anche la Chiesa e la Religione ne fanno le spese. Chi è particolarmente sensibile si fermi qui, allora, e si astenga dal proseguire. Non basta, per sfidare queste goliardiche sirene, metter cera nelle orecchie o farsi legare all’albero della nave; meglio cambiar rotta ed evitare del tutto.

  Quanti sono più disponibili capiranno che in queste invettive, anche quando in forma blasfema, non c’è invece intento realmente offensivo o dissacratore ma quasi solo e sempre parodìa. E d’altra parte, anche la dissacrazione è implicito riconoscimento della sacralità di qualcosa. Anche le più sboccate e violente canzonacce goliardiche non sono altro che kontrafakturen come quelle medievali, attribuite talvolta a giocolieri e giullari, altra ad intellettuali di rango quando non addirittura ad ecclesiastici, dalla pagina lasciva ma dalla vita (più o meno…) proba.

  E tu, hypocrite lecteur, mon semblable, mon frère, se sei pronto ad addentrarti fra queste talora maleodoranti fleurs du mal, procedi pure. Altrimenti chiudi pure il lepidum novum libellum arida modo pumice expolitum e lascia che ad aprirlo provveda magari tuo figlio – che penserà di te (e di me), così come noi abbiamo pensato dei nostri padri,  “ma come ha fatto ad adattarsi a vivere tutta la vita così, senza uno scopo più alto?” (non sono io che parlo, sono Oxilia e Camasio in Addio giovinezza!). E in ogni caso capirà meglio – io opino – il senso di questo libricino.

  Nessuno si senta offeso. Anche perché, tanto per citare un altro dei nostri vecchioni (non il cantante!), in fin dei conti “omnia munda mundis”. E già che siamo in argomento di frati, ‘taca banda con

 

Il Frate di Certosa

(sul ritmo dello Stabat Mater).

 

C’era un frate      di Certosa

con la fava     lacrimosa

          che voleva fottere!

 

Suor Alice,     madre amata,

fammi fare     una chiavata:

          ti darò un paolo!

 

– Per un paolo,     fra’ cazzaccio

queste cose     non le faccio:

          ti farò una sega!

 

Suor Alice,    madre onesta

glielo prende     per la testa

          finché il frate viene!

 

Frate Ilario,     cuor contento,

se ne torna     al suo convento

          con la fava moscia.

 

La morale     della storia:

anche i frati     fan baldoria,

          sì ma religiosamente!

 

 

SatanAsso da Taranto

(da “Carmina Burina”, di prossima pubblicazione)

GOLIARDIA (2). Gaudeamus igitur, iuvenes dum sumus!…ultima modifica: 2008-09-18T01:42:00+00:00da juels.richelieu
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