Saggi. “In principio erat Verbum…” di Giuseppe Mazzarino. La lunga storia della parola e del giornalismo dal principio… alla fine?

  Dalla parola di Dio alle trasmissioni giornalistiche di oggi; dalle scritture ideografiche del Pleistocene agli articoli della free press e cioè dei giornali gratuiti che passano di mano in mano. La parola scritta ha attraversato i millenni e la vita dell’uomo, trasformandosi e trasformando, mutando pelle, forma, tecnologia e significato. Non sempre ci guardiamo indietro, non sempre ripensiamo agli “antenati” del giornalismo: lo fa nel suo libro “In principio erat Verbum” (Filo ed., pagine 118, euro 12) il giornalista della Gazzetta Giuseppe Mazzarino, che al tema ha dedicato alcuni saggi, tra cui una sorta di “paroliere” con l’Abc dell’informazione politica, uscito nel 2005 per il Centro di Documentazione giornalistica di Roma.

  A Mazzarino piace esplorare i meandri del giornalismo. Non solo per raccontarne la travagliata e a tratti oscura pagina attuale, ma anche per cercarne le tracce passate. E il suo lavoro di ricerca spazia nella scrittura a 360 gradi, conducendoci attraverso l’evoluzione della scrittura e percorrendo tutto il cammino fino ai giorni nostri. Lo scriba e la moneta, il primo alfabeto dei fenici e poi quello greco, passando per esempi “storici” come le critiche di Platone. Ed è quest’ultimo nel dialogo del Fedro ad anticipare di 24 secoli McLuhan – fa notare Mazzarino – dimostrando che “il medium è il messaggio”. Ma – e qui viene l’antico dilemma – trascritta sulla carta, la sapienza cessa di essere tale? O lo è di più?

  A volte la storia fa riflettere e anche l’autore di questo saggio che si snoda tra scientificità e verve brillante, ed ha una prefazione del presidente della Fnsi, Franco Siddi, ci fa riflettere. Ed eccoci dalla parola scritta ai primi giornali, eccoci ai fogli manoscritti che qualcuno chiamava “avvisi” (niente a che fare con gli avvisi di garanzia dei nostri tempi!), reporti o novellari, già all’inizio del XVI secolo.
Tutti sanno dell’invenzione della stampa e del suo mutare nel tempo, e nel saggio si racconta, passo dopo passo, come la stampa si sia diffusa in Italia: il primo vero grande editore che si afferma a Venezia è un tedesco, Giovanni da Spira, che dopo aver appreso i segreti dell’arte a Strasburgo edita il primo libro stampato a Venezia nel 1469 con le lettere di Cicerone.

  Un editore in monopolio, fa notare Mazzarino, e il suo commento, con il raffronto alle beghe dell’editoria attuale, accompagna tutto lo scorrere del volume. E lo stesso avviene quando si passa a raccontare delle censure, dei privilegi, dell’Indice dei libri proibiti.

  Il cammino verso la libertà di stampa è ancora lungo: ma alla fine anche in Europa, dopo le grandi enunciazioni della Dichiarazione dei diritti dell’Uomo e il primo emendamento della Costituzione americana, arrivano i moti rivoluzionari e, in Italia, le concessioni di Pio IX relativamente allo Stato della Chiesa e la Costituzione napoletana del 1848 di Ferdinando II.

  L’era dei giornali riparte e l’autore nel saggio ricostruisce il Bene e il Male, la tv e le inchieste, le storie degli inviati di guerra di un tempo e di quelli che finiscono dietro le scrivanie, con i giornali scritti dai “service”, confezionati dimenticando l’importanza della qualità. “In principio erat Verbum”, oggi molte parole, molte pagine e tanti dubbi. Siamo arrivati o stiamo arrivando alla fine della storia, perlomeno della nostra storia?

Enrica Simonetti

(La Gazzetta del Mezzogiorno)

Saggi. “In principio erat Verbum…” di Giuseppe Mazzarino. La lunga storia della parola e del giornalismo dal principio… alla fine?ultima modifica: 2008-08-18T23:47:44+00:00da juels.richelieu
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