Architeatro 2008: è di scena il Tartuffe di Molière in musical. Per Taranto una grande operazione culturale, un grande spettacolo, una importante esperienza di socializzazione… ma Rai Puglia, come sempre, non se ne accorge

Per l’Architeatro in scena “Tartuffo”,

 

musical da Molière

 

 

di Giuseppe Mazzarino

 

 

  Il ritorno di Architeatro. A più di un secolo di distanza dall’esperienza del gruppo teatrale animato da Cesare Giulio Viola, all’epoca studente dell’Archita, a quasi quaranta da quando il preside Medori ridiede impulso al teatro scolastico, la XIII edizione di Architeatro, il musical degli studenti dell’Archita tratto da grandi capolavori (non solo teatrali e non solo classici) delle letterature mondiali (greca, latina, italiana, francese e inglese…) va in scena, dal 29 aprile (matinée) al 3 maggio con un “Tartuffo” che Nella Abruzzese, “orfana” quest’anno di Serafina Sangirardi, ha tratto dall’omonima commedia di Molière.

 

  A dare manforte alla storica regista-sceneggiatrice dell’Architeatro ci sono quest’anno due professoresse esordienti: Palma Violante e Maria De Lucia.

 

  Come al solito, il coinvolgimento degli studenti dello storico liceo è massiccio. Fra attori, coreografe, ballerine e ballerini, trovarobe e collaboratori alla realizzazione di oggetti di scena e scenografie, addetti al trattamento di luci e suoni servizio d’ordine, quasi duecento ragazzi prendono annualmente parte a questo kolossal, offerto per alcune mattine e due serate anche al resto della città (le rappresentazioni si svolgeranno all’Orfeo).

 

  Ma il progetto che c’è dietro Architeatro è ancora più interessante e coinvolgente, perché i ragazzi non si occupano “solo” della rappresentazione, ma si calano nel periodo culturale  e sociale della pièce che poi rappresentano. Il teatro lo studiano e lo fanno. E lo fanno anche bene, peraltro.

 

  Ma imparano anche a socializzare, imparano il gioco di squadra, imparano che anche in teatro la struttura prevale sul contenuto, e che un meccanismo teatrale ben congegnato (e l’Architeatro lo è) funziona ben oltre le capacità attoriali – sempre relative, quand’anche a volte superbe – dei singoli.

 

  Fra questi ragazzi i tre interpreti principali sono Antonello Delia e Gian Vito Motola, che si dividono fra il teatro e la redazione del giornale scolastico dell’Archita, “Vox”, giunto al suo terzo anno di vita e che aspira a raccogliere l’ingombrante ed importante eredità de “La Sferza”, e Patrizia Grande.

 

  Un segno in più di vitalità dello storico liceo tarantino, culla di una classe dirigente non solo locale (qui ebbe la sua formazione Aldo Moro) e che da sempre, da quell’ormai lontano 1872 in cui fu istituito, come Ginnasio comunale, si è posto come centro promotore di cultura non solo scolastica, come istituzione oltre che come primaria agenzia educativa.

 

  Un ruolo che, grazie anche ad un corpo docente di tutto rispetto (quand’anche negli anni con le inevitabili eccezioni) ed a presidi innamorati della loro missione ma anche del loro istituto (per restare solo ad anni recenti – recenti beninteso sul metro dell’Archita… – non possiamo non citare almeno Luca Claudio, Giovan Battista Massafra, Felice Medori, Caterina Cariddi, Franca Schembari, Tommaso Anzoino, fino ad Ada Grassi, attualmente in carica), il più che centenario liceo continua a svolgere, anche se negli anni l’offerta scolastica sul territorio si è, ovviamente, ampliata.

 

La Gazzetta del Mezzogiorno, 9/IV/2008

 

 

 

Ritorna Architeatro

 

tra una sensuale milonga

 

e il “libertango” di Piazzolla

 

 

Giuseppe Mazzarino

 

 

  Sipario questa mattina nel glorioso teatro Orfeo per la prima dell’Architeatro, il grande musical che annualmente gli studenti dell’Archita, guidati da Nella Abruzzese, mettono in scena adattando classici d’ogni tempo e d’ogni paese. Una rappresentazione strutturata nel tempo, che la preside Ada Grassi ha voluto valorizzare anche quest’anno.

 

  Fra una milonga e un tango, Nella Abruzzese, per la prima volta non più in tandem con Serafina Sangirardi (avevano firmato insieme le dodici precedenti edizioni di Architeatro), con la collaborazione di Maria De Lucia e Palma Violante, ha messo mano ad un Molière tanto provocatorio quanto di successo, quello del “Tartuffe” (il nome proprio del protagonista diverrà addirittura sinonimo di ipocrita, e non solo in Francese).

 

  L’azione scenica è stata spostata dalla Francia del Re Sole ad una più vicina e godereccia Parigi Anni Venti: qui l’ipocrita Tartuffe, un bigottone apparentemente tutto digiuni ed opere di carità al quale si ispirò il grande Alberto Sordi per il suo corrosivo “Moralista” (un film assai azzardato per il 1959 in cui uscì), che è in realtà un fetente avido di denaro e di avventure con le altrui mogli.

 

  Magistralmente interpretato da Antonello Delìa (a capo di un autentico clan dei palagianesi ha preso il potere nell’Architeatro; l’altro protagonista, Gian Vito Motola, ovvero Orgon, condivide con Delìa la provenienza ma anche la guida di “Vox”, il giornale degli studenti dlel’Archita: il quarto potere è sbarcato in teatro…). Tartuffe circuisce il ricco borghese Orgon e sua madre, l’anziana madame Pernelle (una stratosferica Lucilla Trisolini), insinuandoglisi in famiglia con l’obiettivo di impadronirsi dei suoi beni, di combinare un matrimonio con la figlia di Orgon, la dolce e remissiva Marianne (Maria Grazia Borracci), che è però già promessa a Valère (Francesco Magrì) e che si allea con Dorine (una indiavolata e vivace Rossella Presta), autentica serva padrona intrigante ed autorevole-autoritaria nella miglior tradizione (lì è al maschile, vabbe’…) plautina, per evitare lo sgradito fidanzamento.

 

  Ma Tartuffe mira ancora più in alto ed ha intenzioni ancora peggiori, giacché con la sua aria da santarellino ha in realtà messo gli occhi sulla moglie di Orgon, la conturbante Elmire (Patrizia Grande)…

 

  L’ipocrita ingannatore verrà a sua volta ingannato, Orgon eviterà di perdere tutte le sue sostanze e di ricevere in cambio un palco di corna, l’anziana bacchettona signora madre resterà scornata ed allibite nello scoprire quanto il suo protetto fosse, come dire, “inaffidabile”, va’… (eufemismo, molti lettori sono minori).

 

  Negli intermezzi danzati (come al solito bravissime le ragazze, impacciati i ragazzi) coreografati da Simona Balasco, Luna Cervellera, Chiara D’Aprile, Federica Donatelli, Paola Giancane, Fabiana Giordano, Chiara Ligonzo, Hilary Locorotondo, Roberta Mazzuti, Valentina Siracusa, Carmen Zanframundo, con la supervisione di Antonella Durante, c’è spazio per una sensuale milonga e per un difficilissimo e non meno sensuale tango (il Libertango di Astor Piazzolla), che fa risaltare ancor più lo iato profondo tra le ragazze – incredibile la loro metamorfosi in autentiche maliarde latinoamericane, o parigine degli anni ruggenti… – ed i pur volenterosi ragazzi.

 

  Sul piano teatrale, invece, si registrano performance attoriali di tutto rispetto (c’è anche la mano di due professionisti come Marina Lupo e Francesco Nacca della compagnia Cesare Giulio Viola, che han dato una mano alla regista Abruzzese), equamente ripartite fra donne ed uomini, con Delìa e Mòtola assoluti mattatori.

 

  La realizzazione di Architeatro, nel colpevole e perdurante disinteresse delle istituzioni locali, è resa possibile dal Fondo sociale europeo, PON F 2 – 2007.

 

  Particolare rimarchevole, dicevamo del clan dei palagianesi (molti, oltre ai due protagonisti), e non solo: quest’anno moltissimi degli attori in ruoli di rilievo provengono da centri della Provincia. Perché l’Archita, nonostante la fama di liceo esclusivo, include, non esclude…

 

La Gazzetta del Mezzogiorno, 29/IV/2008

 

 

 

L’Architeatro si conclude con successo

 

applausi a scena aperta per gli studenti

 

 

Un’iniziativa che vive da 13 anni. I grandi classici trasformati in musical e portati in scena dai ragazzi dello storico liceo tarantino. Una tradizione che affonda le radici nei primi del ‘900, rinverdita nel 1996 da Nella Abruzzese e Serafina Sangirardi

 

 

Giuseppe Mazzarino

 

 

  Architeatro, ovvero il teatro possibile anche in una città come Taranto, che soffre di pesantissime carenze strutturali e di non meno pesanti e mortifere carenze culturali. Alle quali solo in parte possono ovviare la stagione teatrale curata dal Teatro pubblico pugliese o la volenterosa, quasi disperata scommessa di Lino Conte e delle sue rassegne nella piccola (ma preziosa) sala del Padre Turoldo.

 

  Architeatro, una macchina perfetta che trasforma da 13 anni in quasi-musical testi classici (anche moderni e non solo teatrali) con un coinvolgimento di massa degli studenti dell’Archita (ogni anno fra 160 e 200…), il prestigioso liceo guidato da Ada Grassi.

 

  Quest’anno Nella Abruzzese, regista e autrice dell’adattamento del testo, ha puntato su un Molière molto noto ma meno rappresentato, quello del “Tartuffe”, pungente satira dell’ipocrisia con risvolti, all’epoca, antigesuitici che picchiavano duro sulla teoria della doppia moralità. Per inciso, la commedia ebbe un tale successo che, da nome proprio, Tartuffe diventò nome comune, sinonimo di ipocrita. Con la collaborazione di Maria De Lucia e Palma Violante  (ma nelle ultime settimane non ce l’ha fatta a restare in disparte, e anche se ha lasciato la scuola è tornata a dare una mano Serafina Sangirardi, che con la Abruzzese ha firmato le prime dodici edizioni di Architeatro), Nella Abruzzese ha depurato il testo dai riferimenti secenteschi, trasferendo l’azione nella Parigi Anni Venti.

 

  La trama resta essenzialmente la stessa: il ricco ed ingenuo Orgon (Gian Vito Mòtola) s’è messo in casa il parassita Tartuffe (Antonello Delìa), un ipocrita moralista tutto digiuni (fasulli) ed opere di bene, sempre pronto a redarguire la famiglia e la servitù, e che insinuante mira ad appropriarsi dei beni e persino (buongustaio!) della seconda moglie del suo benefattore, la tanto bella quanto scaltra Elmire (Patrizia Grande). Detestato tanto dai familiari di Orgon quanto dalla servitù, il truffaldino bacchettone gode dell’incondizionato appoggio di madame Pernelle (Lucilla Trisolini), madre di Orgon, che appoggia la sciagurata decisione di questi di dare in sposa la propria figlia Marianna (Maria Grazia Borracci), già promessa a Valère (Francesco Magrì), proprio a Tartuffe, al quale addirittura intesta i suoi beni… A tener testa al truffatore e a madame Pernelle è solo l’energica Dorine (Rossella Presta), figura quasi plautina di serva padrona e complice dei giovani contro i vecchi. Mentre tenta di sedurre Elmire, Tartuffe è smascherato da Orgon, che riesce anche, in extremis, a riappropriarsi dei beni incautamente ceduti. Assolutamente grandiosi Delìa e Mòtola, per inciso due dei redattori capo del giornale scolastico “Vox” (gli altri tre sono Fabiola Danese, Serena Piroddu e Francesco Vischi), nella caratterizzazione il primo dell’ipocrita untuoso e finto moralista, il secondo dell’ingenuo boccalone e quasi-cornuto (…) contento. Prestazione d’eccellenza quella di Lucilla Trisolini, che ad onta di un istante di defaillance ha subito ri-dominato la scena, con valanghe di applausi. Indiavolata Rossella Presta, serva arrogante e sfacciata. Incantevole Patrizia Grande. Citazioni per interpreti di preziosi camei, dal maggiordomo ubriaco Pierfrancesco Nacca al messo giudiziario Fulvio Saracino ai gemelli Fabrizio e Simone Albano, venuti dritti dritti dai Blues Brothers.

 

  Per essere teatro, è teatro, ed anche molto ben fatto. Ma Architeatro è qualcosa di più e di diverso. Per esempio, è inclusione, non esclusione. E non parliamo solo del fatto che quest’anno il “clan dei palagianesi” (e di altri centri della Provincia) si è “impadronito” della manifestazione. Se nei ruoli principali, infatti, si registrano grandi prestazioni, vanno in palcoscenico anche quanti magari sono negati ma hanno buona volontà; ed imparano così a socializzare, e a non avere paura – un modo molto intelligente, oltreché giocoso e allegro, di esorcizzare il male di vivere che è sempre in agguato in fondo all’anima degli adolescenti, come recenti tragici episodi hanno evidenziato, Anche se il talento registico è indiscutibile, come quello attoriale di alcuni interpreti, l’aspetto sociale, valoriale del progetto Architeatro li supera non poco. E d’altronde Architeatro si situa nella tradizione di un liceo che dal 1872 trasmette cultura e saperi, ma anche molto, molto di più…

 

La Gazzetta del Mezzogiorno, 6/V/2008

 

 

 

E tra il pubblico c’è il sindaco Stefàno

 

che applaude i giovani attori

 

 

Non è solo spettacolo ma una risorsa per l’intera comunità, ma la Rai non se ne accorge

 

 

Giuseppe Mazzarino

 

 

  Sei rappresentazioni (quattro matinées e due serate) all’Orfeo, migliaia di spettatori, oltre 150 studenti coinvolti nei vari aspetti della realizzazione: questi alcuni numeri dell’Architeatro 2008, una grande operazione culturale, prima ancora di essere una eccellente rappresentazione teatrale, offerta all’intera città. Che, finalmente, anche a livello di autorità pare accorgersene, Nella serata di gala, infatti, applauditi ospiti sono stati il sindaco di Taranto, Ippazio Stefàno, e l’assessore alla cultura Angela Mignogna (pochini i precedenti).

 

  Applausi anche per i due predecessori della preside Ada Grassi, Tommaso Anzoino e Franca Schembari. Ma applausi, tanti e meritati, soprattutto per i ragazzi e per il team registico.

 

  Tredici edizioni di Architeatro, con livelli qualitativi sempre assai elevati. Dovrebbe trattarsi di una risorsa per l’intera comunità, non solo tarantina. Il mondo dell’informazione, ahinoi, è piuttosto distratto. Rai Puglia, che brilla per mandare in onda qualsiasi recitina di fine anno di bambini di scuole del barese, snobba questo kolossal, che ha il torto di essere realizzato in un’area che deve evidentemente far notizia solo per dissesto, diossina, morti bianche all’Ilva; o, semmai, suicidi di adolescenti. Urge una riflessione anche tra di noi, nel mondo dell’informazione.

 

  Intanto, l’Architeatro (realizzato grazie ai contributi del Fondo sociale europeo PON F2 2007) va, fiore all’occhiello di un liceo che produce cultura e socialità per l’intera comunità, erede di una lunga tradizione di rapporti fra l’Archita ed il palcoscenico.

 

  Con una compagnia interna all’Archita esordì lo studente architino Cesare Giulio Viola (ma sorsero incomprensioni, e lui poi esulò). E una tradizione di teatro d’alto livello riprese nei primi anni 70 il preside Medori (Anna Alfarano Mazzarino curò regie da allora fino alla metà degli anni 80). Seguì il teatro-scuola animato da Sandra Fago e, dal 1996, l’Architeatro di Abruzzese-Sangirardi. Caratterizzato dall’inserzione di balletti che vedono le architine trasformarsi, più ancora degli attori e delle attrici, e trasfigurarsi. Affrontando anche passi difficili, come quest’anno una milonga e il Libertango di Piazzolla, altri anni il can can.

 

  E’ una esperienza magica: quando li vedi arrivare, ragazzi e ragazze, magari con i jeans bucati o la vita bassa che la moda impone, possono far pensare a stereotipi; poi si trasformano ed illuminano, e lì capisci che i luoghi comuni sugli adolescenti d’oggi che sarebbero vuoti, incolti, apatici e senza idealità sono, appunto, luoghi comuni.

 

  Architeatro servirà loro anche se non calcheranno mai più le tavole di un palcoscenico: magari, intanto, li invoglierà ad andarci, a teatro. E poi hanno imparato l’importanza del gioco di squadra, della necessaria interdipendenza, della forza di una catena, anche umana, che è solo e sempre quella del suo anello più debole; che, insieme con gli altri, diventa anche più forte. Non è mica poco…

 

La Gazzetta del Mezzogiorno, 6/V/2008

 

Architeatro 2008: è di scena il Tartuffe di Molière in musical. Per Taranto una grande operazione culturale, un grande spettacolo, una importante esperienza di socializzazione… ma Rai Puglia, come sempre, non se ne accorgeultima modifica: 2008-07-01T14:35:33+00:00da juels.richelieu
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