Un libro di Lucia D’Ippolito su Cataldo Nitti, patriota e statista tarantino dell’Ottocento

Taranto in dissesto… prima del dissesto. Una specie di maledizione,. di ineluttabile destino. No, probabilmente. Ma occorre conoscere la Storia, per evitare di ripeterla. Ecco perché, anche, è interessante ripubblicare qui la recensione della importante fatica di Lucia D’Ippolito (g. mazz.). 

 

“Taranto era tra le città della Puglia quella che da alcuni decenni offriva lo spettacolo più triste di una plebe numerosissima e miserrima, l’accattone ed anche i gruppi di accattoni erano le persone che più di frequente si incontravano non solo per le strade e per le Chiese, ma anche per le scale delle case agiate… Questo spettacolo della miseria cittadina aveva colpito ed afflitto fortemente l’animo di Cataldo Nitti fin dai primi anni della sua giovinezza. Però fu verso il 1855 che egli volse la mente sua a studiarne le cause e ad indagarne i rimedi”.

Sì, lo so, dopo le prime righe pensavate che si trattasse dell’ennesimo articolo dell’ennesimo inviato qui a Taranto, sentina di nequizie, capitale mondiale del buco nei conti pubblici e della miseria… Si tratta invece di una delle riflessioni di Francesco Nitti, storico e figlio di Cataldo Nitti, che Lucia D’Ippolito, insieme con una gran mole di documenti e lettere, ha pubblicato nel suo recentissimo volume intitolato “Le carte di Cataldo Nitti”, uno studio approfondito non solo sul Fondo Nitti della civica biblioteca Acclavio di Taranto ma anche sulla figura non molto nota di Cataldo Nitti e sulla situazione politica, economica, culturale e sociale di Taranto nella seconda metà dell’Ottocento.

 

Cataldo Nitti (1808/1898) non è un personaggio molto noto, nella sua città. Molti credono che la strada a lui intitolata sia dedicata al più noto Francesco Saverio Nitti; qualcuno ricorda vagamente che Cataldo (tarantinissimo nome!) Nitti fu uno dei grandi propugnatori dell’Arsenale militare marittimo, ma tutto finisce lì. Una sorta di damnatio memoriae alla quale l’agguerritissima Lucia D’Ippolito, che ne ha studiato le carte confluite nel Fondo Nitti della Acclavio, insieme con alcune pertinenti al figlio Francesco (1851/1905), ha deciso di sottrarlo, dando alle stampe presso Filo Editore in Manduria un poderoso volume di ben 350 pagine – esce come quaderno numero 16 della sezione di Taranto della Società di Storia patria per la Puglia – che mantiene molto più di quanto non prometta il titolo.

 

Dirigente dell’amministrazione dei Beni culturali, Lucia D’Ippolito è da un lato una specialista coi fiocchi delle discipline archivistiche, dall’altro ha una piacevole penna, che incoraggia a leggere anche testo apparentemente aridi. In questo suo libro – che di sbagliato forse ha solo il titolo, non invitante – vera protagonista della narrazione è Taranto, al di là della figura di Cataldo Nitti, letterato, patriota, pubblico amministratore e senatore del Regno, e di quella del figlio Francesco, storico e studioso ancor più misconosciuto. Di grande interesse è intanto il profilo biografico di Cataldo Nitti, basato sulla inedita biografia abbozzata dal figlio Francesco (ed interrotta al 1860) e su altri sparsi (e talvolta dispersi) materiali.

 

Di non minore interesse, anche se maggiormente specialistica, l’ampia sezione dedicata specificamente alle carte del Fondo Nitti, schedate ed inventariate. Di notevole interesse, ancora, le due appendici nelle quali la studiosa ha trascritto l’appunto di Davidde Conversano (10 ottobre 1862, poco dopo l’unità e la proclamazione del Regno d’Italia) relativo alla costruzione dei due “nuovi borghi” di Taranto, l’odierno Borgo e quello che poi sarebbe stato, molto tempo dopo, il quartiere di Tamburi-Porta Napoli, ed il carteggio di Conversano con Nitti del 1863 (mancano purtroppo le risposte di Nitti…), quando l’allora architetto capo del Comune di Taranto si recò a Torino, capitale del Regno, per tentare di dirimere le controversie con vari ministeri sul piano di ampliamento urbanistico della città, quel famoso piano Conversano che fu poi violentato dagli speculatori (come hanno documentato nei loro volumi Scionti-Porsia e Mario Guadagnolo).

 

Molto interessante e ricca l’iconografia tardo-ottocentesca e primo-novecentesca: cartoline e fotografie della città, ritratti e foto di personalità in corrispondenza col Nitti ed altro.

 

L’interesse non solo storico ed erudito di questo libro sta anche in altri particolari. Per noi lettori di oggi, per esempio. è molto interessante notare che il patriota Nitti, rientrato a Taranto dalla Basilicata, dove era stato l’ultimo intendente di Sua Maestà Borbonica e dove, pur essendo di principi liberali ed unionisti, non aveva voluto tradire la fiducia del re Borbone ponendosi a capo, come pure i patrioti gli chiedevano, del governo pro-dittatoriale lucano, fu nominato nell’ottobre del 1860 dal governo provvisorio italiano a Bari in qualità di governatore della Terra di Bari, anche se fu avvicendato dopo poco più di un mese. Oggi, come sappiamo, da Bari ci giungono non solo i commissari ma anche i subcommissari, i funzionari ed i consulenti… Il contrappasso?

 

Giuseppe Mazzarino

 

(dalla Gazzetta del Mezzogiorno, marzo 2007)

Un libro di Lucia D’Ippolito su Cataldo Nitti, patriota e statista tarantino dell’Ottocentoultima modifica: 2008-06-03T16:01:30+00:00da juels.richelieu
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