L’arcangelo Michele e il suo culto in Puglia.

Divagazioni sull’arcangelo Michele

 

Vivere in Puglia senza entrare in contatto con l’arcangelo Michele è praticamente impossibile. E non solo perché sul Gargano, nel paesello che da lui ha preso il nome, Monte Sant’Angelo, c’è il più importante luogo di culto micaelico al mondo, la basilica di San Michele arcangelo, già santuario nazionale dei Longobardi e terminale della Via Sacra Langobardorum, con la sua grotta vibrante di terribile mistero (basterebbe già questo…).

 

No, San Michele arcangelo ha con la Puglia e le genti di Puglia anche altre, più ramificate connessioni.

 

In questa terra antica, crocevia di incontri e scontri fra nazioni,  culture e fedi, il capo delle schiere celesti, l’unico che le Sacre Scritture definiscano testualmente arcangelo, ovvero a capo degli angeli, Michael, ovvero “Chi è come Dio?”, nome e grido di battaglia del comandante in capo delle armate fedeli al Signore contro la rivolta satanica, è stato assunto quale simbolo della difesa identitaria di un popolo e della sua religione, fin da quando, l’8 maggio del 663, a Siponto, i Longobardi beneventani sconfiggono nel suo nome i Saraceni ed istituiscono la sua festa (Michele ha nel calendario liturgico una doppia festa: l’8 maggio e il 29 settembre, qui insieme con Gabriele e Raffaele, gli altri due arcangeli riconosciuti dalla Chiesa e citati dalle Scritture, per la verità come angeli, non arcangeli…); ma già l’arcangelo era stato caro a Costantino I imperatore, che col suo editto nel 313 dava libertà di culto ai Cristiani, ed era in grande onore a Costantinopoli.

 

Venerato da Bizantini e Longobardi, che a lungo si contesero la Puglia , ma anche dai successivi Normanni (che veneravano l’arcangelo nel santuario di Mont Saint-Michel eretto appunto in Normandia ad imitazione di quello del Gargano), l’arcangelo guerriero diventò patrono o compatrono di numerose città pugliesi: da Nord a Sud, da Gravina in Puglia a Sammichele di Bari e San Michele Salentino, che proprio come Monte Sant’Angelo han preso il nome da lui; da Bitetto a Terlizzi, da Minervino Murge a Massafra, da Orsara di Puglia a Supersano, Neviano, Patù, Castrignano del Capo…

 

Numerosissime anche le chiese e chiesette (soprattutto rupestri) a lui dedicate, ed ancora più numerose le sue presenze nelle pitture sulla roccia. A Massafra, cuore della civiltà rupestre, c’è una chiesa ipogea a lui dedicata; a Statte e Massafra ci sono grotte carsiche, sul percorso dell’antico Tratturo martinese, trasformate in cripte dell’arcangelo Michele; una interessante cripta ipogea su due piani (un unicum nell’Italia meridionale) intitolata al Sant’Angelo si trova in area di Mottola, nell’abbandonato villaggio medievale di Casalrotto. E ancora, cripte o chiesette ipogee dedicate all’arcangelo guerriero, o sue presenze iconografiche, si rinvengono su tutto l’arco della civiltà rupestre, da Matera a Laterza, Castellaneta, Mottola, Palagianello, Massafra, Crispiano, Grottaglie, Lizzano… Di solito l’arcangelo Michele è rappresentato in armi, vincitore del drago-Satana, come San Giorgio; ma nella gravina di Laterza appare effigiato in una scena di Giudizio universale con in mano la bilancia per pesare le anime.

 

La presenza dell’arcangelo guerriero e psicopompo (“conduttore delle anime” al Giudizio) in grotte ed antri sotterranei fu fortemente voluta dalla Chiesa per “liberare” questi luoghi pericolosi, sentiti come possibili vie d’accesso agli inferi e quindi infestati da demoni, nonché per una sovrapposizione ad altri culti, taluni di lunghissima durata (la grotta Sant’Angelo di Statte era sede di culti fin dall’eneolitico): e chi più del capo della coelestis militia et exercitus poteva efficacemente scacciare, come già aveva fatto una volta, le schiere di Satana?

 

Nella tradizione popolare Michele è accostato agli altri due arcangeli riconosciuti come tali dalla Chiesa, perché, come detto, citati per nome nelle sacre Scritture: Raffaele (“medicina di Dio”), il guaritore, trasformato però essenzialmente nel compagno di viaggio, l’assistente dei viaggiatori e, soprattutto, dei pellegrini, e Gabriele (“colui che brama come l’acqua Dio”), l’annunciatore.

 

Ma c’è un quarto arcangelo accettato dalla Chiesa, sia pure con riserva, anche se poi è stato abbandonato: Uriele, “fiamma di Dio”, patrono delle Arti, che nelle credenze popolari era da identificare anche con l’angelo che scacciò Adamo ed Eva dal Paradiso terrestre. Il suo nome compare per la prima volta nel libro di Enoch (composto fra il I ed il II secolo d.C., presente in parte fra i rotoli di Qumran, non accolto nel canone cristiano), insieme con Michele, Gabriele e Raffaele, e con altri tre, che la Chiesa non ha mai riconosciuto, pur ammettendo che gli arcangeli potessero essere più d’uno, e più di tre o di quattro (di solito il loro numero era fissato in sette, numero cabalistico, anche in collegamento col libro di Tobia, nell’Antico Testamento, dove Raffaele si presenta come “uno dei sette angeli che stanno davanti a Dio”); nel libro di Enoch gli altri tre arcangeli erano Remiel, Sariel (o Sarcael), Raguel (la terminazione in –el dei nomi degli arcangeli indica il nome di Dio). Anzi: vari sinodi e concili, fra IV ed VIII secolo, fino al Concilio Lateranense del 745/746 ed a quello di Aquisgrana del 789, proibirono espressamente di dare nomi agli arcangeli, al di fuori dei tre esplicitamente citati nelle Scritture (e, come si è visto, al di là di Uriele, che era accettato con riserva e che poi sarebbe “scomparso”; nel V secolo in Milano era intitolata ad Uriele un’aula per esorcismi e cresime annessa al battistero di San Giovanni).

 

Se Gabriele, l’annunciatore, è colui che comunica a Maria che partorirà il figlio di Dio, e quindi gode di una certa rinomanza, anche iconografica, indubbiamente il più noto fra gli angeli ed arcangeli con un nome riconosciuto è comunque Michele. Angelo guerriero e capo delle schiere celesti, abbiamo detto; ma anche – riprendendo tratti che erano stati di Apollo, del quale ereditò non pochi luoghi sacri, Gargano incluso… – suscitatore di malattia e guarigione: come dimenticare che proprio l’apparizione di Michele che ringuainava la sua spada al di sopra del Mausoleo di Adriano annunciò a Roma la cessazione di una terribile pestilenza? Per inciso, fu nell’occasione che la Mole Adriana gli fu dedicata con l’intitolazione Castel Sant’Angelo. Che poi è, tra l’altro, l’intitolazione, per quanto poco nota e poco usata, anche del Castello aragonese di Taranto…

 

Come guaritore, Michele è patrono dei radiologi e dei farmacisti; come  guerriero lo è dei maestri di scherma e dei paracadutisti; come capo delle schiere celesti è il patrono della Polizia; ma lo hanno voluto come patrono anche giudici e fabbricanti di bilance (e fin qui) nonché una categoria insospettabile e poco assimilabile alle precedenti, i commercianti. Perché tutti e tre gli ultimi gruppi hanno a che fare con le bilance con le quali lo psicopompo, dopo averle accompagnate, pesa le anime nel giorno del Giudizio.

 

Se nelle Scritture gli angeli sono descritti in modo molto poco antropomorfo, il fatto che i tre arcangeli siano chiamati Santi – chiosa Franco Cardini – rinvia ad una loro umanizzazione; così come le loro caratterizzazioni spiccatamente individuali, le loro caratteristiche patronali e taumaturgiche li pongono in condizioni qualitativamente diverse rispetto alla folla innumerevole delle altre innominate creature angeliche.

 E proprio perché più umano San Michele arcangelo è sentito dagli uomini come più vicino a se stessi, tanto da esser scelto come patrono da varie città e categorie professionali, fino a dimenticare la sua sostanziale estraneità all’umanità. Come ogni altro Santo, anzi, più degli altri Santi, Michele diviene allora, oltre che il taumaturgo, il guerriero, lo psicopompo, il pesatore delle anime, un trait-d’union fra l’umanità e Dio. Il che ne spiega anche la eccezionale popolarità.

   Giuseppe Mazzarino

(dal volume su San Michele arcangelo realizzato in occasione della Festa della Polizia a cura del questore di Taranto, Giovanni Pozzo, nell’autunno 2007)

L’arcangelo Michele e il suo culto in Puglia.ultima modifica: 2008-06-03T16:10:00+00:00da juels.richelieu
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