L’ultima fatica letteraria di Giuseppe Mazzarino. Gli anni del liceo a Taranto. Archita mon amour!

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  Giuseppe Mazzarino, giornalista, poeta, scrittore, gastronauta (tutte attività da lui disimpegnate in maniera egregia) ha voluto dedicare agli anni del liceo un libro di memorie, o meglio un romanzo (non a caso il romanzo è divenuto per gli scrittori dei nostri tempi una specie di passepartout, in quanto “luogo” per eccellenza dell’incontro tra generi letterari diversi) dal titolo di una famosa canzonetta scritta da Battisti e Mogol e cantata dall’Equipe 84, “Ieri, 29 settembre. Gli anni del liceo Archita come un album di Lucio Battisti”, per i tipi della Scorpione Editrice (2007, euro 13,00).

 

  Il “libretto” (come lo chiama l’autore), scritto fra il 1979 ed il 1981 nelle pause del lavoro giornalistico, del servizio militare e degli studi letterari, copre il periodo dal 1969 al 1972 (anno della maturità).

 

  Si tratta dell’autobiografia di una scuola e di una generazione, ma anche, più in generale di una città, più in particolare di un affiatato gruppo di amici, che tale è rimasto per la vita. Il testo, benché la Weltanschauung dell’autore sia cambiata a 28 anni di distanza, è rimasto sostanzialmente quello originario, con qualche limatura stilistica.

 

  Il punto di vista resta quello dello studente liceale fra i 15 e i 17 anni, giacché la vita nel suo cammino (voglio dire con le sue alterne vicende e gli incerta fata) ha cambiato l’autore e i suoi amici. Anche se l’autore ammette che una certa sostanza, anzi la sostanza (di aristotelica memoria) è rimasta integra, nonostante gli “accidenti”. Gli anni che vanno dal 1969 al 1972 sono importanti per la società italiana (siamo nel pieno della contestazione studentesca, delle lotte sindacali, degli opposti estremismi, del femminismo, della letteratura on the road…) e per quella tarantina (con lo sviluppo della società industriale, la nascita di nuovi soggetti sociali come i “metalmezzadri”, il sogno di un diverso benessere economico, la voglia di riscatto sociale e culturale, la ricerca di nuovi modelli e stili di vita).

 

  Anche la scuola risente di questa temperie politica e culturale e tenta di scrollarsi di dosso modelli ormai superati, aprendosi al mondo esterno e cercando di colmare lo iato tradizionale fra scuola e società, fra cultura e politica; ma, naturalmente, non mancano le oscillazioni, le incertezze, i conflitti nella ricerca di nuovi e durevoli equilibri.

 

  La scuola jonica, ove più ove meno, non rimane indifferente a quanto di più vivo e stimolante si va affermando nella società italiana e, soprattutto con i suoi licei storici, si sforza di dare delle risposte ai bisogni di novità e di modernizzazione che si levano con forza dal corpo sociale. E tra questi, ovviamente, un ruolo di spicco spetta allo storico Liceo classico Archita, che ha sempre rappresentato un punto di riferimento per la vita culturale della città di Taranto, una vera e propria “istituzione”, che faceva (e forse fa ancora?) la differenza, dove la borghesia colta o aspirante tale mandava i propri rampolli per acquisire “virtute e canoscenza” e prepararsi a divenire “classe dirigente”.

 

  E che l’Archita abbia risposto a questo fine è confermato dalla rosa di nomi eccellenti che dalle sue aule sono usciti: politici, professori, magistrati, medici, avvocati, giornalisti… che hanno recato un contributo di primo piano alle attività intellettuali e professionali non solo di Taranto ma anche dell’intero Paese.

 

  Anche Giuseppe Mazzarino si è formato in questo storico liceo, respirando la sua aria ed assimilando tutto quello che di buono e di valido la scuola gli ha trasmesso, direttamente e indirettamente, e mettendolo al servizio della sua crescita umana, culturale, politica.

 

  Direttamente, in quanto dall’Archita son passati fior di docenti, presidi illuminati, e per molti giovani quel liceo ha rappresentato una palestra di vita, di formazione e di educazione, con le sue tradizioni di studio e di impegno culturale; indirettamente, in quanto, anche quando ha vissuto esperienze scolastiche poco piacevoli ed è incappato in docenti poco preparati ed avvertiti culturalmente (e in quale ambiente non si trovano esemplari di somari e di mezze cartucce!), ha saputo reagire e profittare delle opportunità offerte, provvedendo da sé, con intelligenza e sensibilità, al corredo culturale personale e alla costruzione di una corazza contro l’ignoranza, la rozzezza, la superficialità: mali sempre incombenti e rinascenti sotto mentite spoglie…

 

  Ma gli anni narrati in questo libro non sono solo né principalmente quelli legati alla storia politica del Paese, e della società tarantina in particolare, sono soprattutto quelli legati alla propria crescita umana, culturale, civile, sono gli anni della giovinezza di Giuseppe e di un vivace gruppo di amici (Ernesto, Roberto, Francesco, Marcello, Nicola, Ugo, Marcellino, Ornella, Daniela, Marina, Antonella…), di “quella meravigliosa stagione di dolci amarezze e stuporosi disinganni che per gli altri si chiama giovinezza e per noi – sottolinea l’autore – ha nome Liceo”.

 

  Sono gli anni dei primi amori e dei primi sospiri per le compagne di classe e di scuola, che oggi portano altri cognomi, e che hanno suscitato odii ed amori, simpatie e rivolte, che sono perciò avvolte in quella nube di leggenda che soltanto Mnemosine, madre di tutte le Muse, sa colorare di una luce tutta speciale. Sono gli anni dell’impegno politico e giornalistico: quest’ultimo sarebbe divenuto poi per Giuseppe e per Marcello (Cometti) impegno e passione di un’intera vita (le non poche pagine dedicate alla pubblicazione de La Sferza , il giornalino scolastico, con le sue alterne vicende, editoriali e finanziarie, e persino i riflessi pubblici, ne sono una eloquente testimonianza).

 

  Sono gli anni delle alleanze e delle rotture tra compagni di classe per eleggere i rappresentanti in seno ai vari organismi scolastici, di istituto e provinciali, dove si fanno le prime esperienze di carattere politico (in senso lato) e si misura il grado di amicizia e lealtà dei compagni di cordata; ma anche delle gite scolastiche, dei puri divertimenti e degli scherzi propri dell’età giovanile, di quell’età in cui si gode di un estremo e incontrollato senso di libertà. Non senza sottacere la tensione intellettuale che porta alunni come Giuseppe a reagire all’inettitudine di certi professori, saliti in cattedra per le solite leggi e leggine di italico stampo (esilaranti i profili di alcuni professori, tratteggiati con finezza e vivace sense of humour), ad andare oltre le barriere precostituite dei programmi scolastici e spaziare in più liberi campi del sapere, insomma in più “spirabil aere”, come quando si tratta di scoprire le figure del Novecento letterario italiano, in tempi in cui i programmi si fermavano al Pascoli e al D’Annunzio e si lasciavan fuori non solo Pirandello ma anche i grandi ermetici e gli scrittori coevi, nazionali e stranieri.

 

  La forza di questo libro risiede principalmente nella forza e vivacità della scrittura, colta, ricca di riferimenti letterari, filosofici, politici. La cultura classica rappresenta il lievito della struttura narrativa di Giuseppe Mazzarino che, nel tempo, non solo l’approfondirà in virtù della sua passione per l’archeologia e i beni culturali municipali, ma la costituirà anche come costante punto d’appoggio per le sue indagini culturali, letterarie, artistiche ed enogastronomiche.

 

  Ma al fondo di questo libro, bello, accattivante, ricco di episodi allegri e momenti spensierati, corre un sottile filo di nostalgia per quel tempo che si apriva alla vita e alla speranza di un lieto domani, com’è naturale che accada nell’animo di ogni giovane che si abbandona al sogno e alla speranza. Che poi i sogni si realizzino veramente, spetta ad ogni essere umano stabilirlo, nella vita le gioie ed i dolori procedono di pari passo, anzi intrecciati e fusi in una indissolubile unità, come il grande Plauto, signore della commedia, ci ha insegnato.


 

Alberto Altamura

 

L’ultima fatica letteraria di Giuseppe Mazzarino. Gli anni del liceo a Taranto. Archita mon amour!ultima modifica: 2008-06-02T21:26:31+00:00da juels.richelieu
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