Vite a vuoto, sballo a vuoto. “Tutto procede in perfetto disordine”, Gianluca Antonacci descrive come in un videoclip una Taranto dalle esistenze a perdere.

Gianluca Antonacci

descrive come in un videoclip

una Taranto dalle esistenze a perdere.

 

Vite a vuoto, sballo a vuoto:

tutto procede in perfetto disordine

  Complice una presentazione nell’Osservatorio Luigi Ferrajolo – un bene culturale, per inciso, che andrebbe valorizzato e fatto conoscere – sono finalmente riuscito a procurarmi una copia del romanzo d’esordio di Gianluca Antonacci, Tutto procede in perfetto disordine (Palomar, 138 pagine, 12 euro), a Taranto praticamente irreperibile, benché l’autore sia tarantino-massafrese, il libro sia ambientato a Taranto e Palomar sia una casa editrice di Bari, non di Uppsala o San Pietroburgo. Tranne Dickens, per me disagevole da raggiungere, le altre librerie tarantine non ce l’hanno (e ad una l’avevo anche richiesto oltre due mesi fa…). Un problema purtroppo assai serio, questo.

 

  Tutto procede in perfetto disordine non è un libro “su” Taranto, anche se è ambientato a Taranto e contro Taranto. Contro? Sì. Anche se astutamente l’autore premette al testo – una scrittura frammentata che si ispira ad una musica molto sincopata, più che un romanzo una compilation di videoclip, uno stile che potremmo definire cubista (cubismo sintetico, beninteso, e non analitico, abbondantemente contaminato di futurismo), uno sguardo sul mondo che strizza l’occhio al minimalismo americano, una risentita presa di distanze da ogni bovarismo flaubertiano – una immancabile e stridente citazione da Orazio, sull’angolo di mondo che a lui più d’ogni altro sorride, e che, come sanno tutti quelli che han fatto il classico, è Taranto.

   Un libro contro Taranto che s’apre con una dichiarazione d’amore per la nostra martoriata città. Un libro come “Un mare nascosto”, per dire, o “Il corpo e il sangue d’Italia”? Un libro come “Terroni” o come “Nud’e cruda”? Un libro come “Un cuore di cuoio” o come “Adesso tienimi”? Antonacci respingerebbe sdegnato ogni similitudine. E per la verità anche le opere citate, peraltro distribuite su un arco temporale abbastanza vasto, rispetto alla contemporaneità, sono assai diverse tra loro, come assai diversi ne sono gli autori. Li accomuna tutti l’aver scelto Taranto come sede delle loro narrazioni (narrazioni, perché Leogrande e Ornella Bellucci fanno réportage, non fiction, De Cataldo e Mimmo Argentina hanno scritto con “Terroni” e “Nud’e cruda” due pamphlet, mentre gli altri, di Argentina come di Flavia Piccinni, sono romanzi), l’essere tarantini e l’essere molto, molto inca…volati con la loro città. Nei confronti della quale respingono la melassa omertosa di quanti sono davvero convinti che i panni sporchi, ove mai, si lavano in famiglia, che Taranto è davvero la più bella città del mondo e che, se non tutto va per il meglio nella migliore della città possibili, comunque tutto s’aggiusta, e in ogni modo, chi te lo fa fare?…

  Antonacci, trentatrè anni, laurea in Estetica dieci anni fa, ha messo a nudo la vita vacua di adolescenti e post-adolescenti nella Taranto di inizio XXI secolo con un occhio freddo, da entomologo. Si è documentato, al di là di situazioni che ha visto comunque, vivendoci. Poi ha però fatto un atto di creazione. Sposando Nietzsche ai minimalisti americani che gli sono cari, un pizzico di sperimentalismo nel dosaggio assai parco di punteggiatura o nel vezzo di iniziare i capitoli (o frames, se preferite) con la minuscola. Imbottisce le sue inquadrature di citazioni di griffes peggio di un cameraman corrotto della Rai o delle private, di quelli che ti sbattono nelle telecronache i marchi in primo piano e quasi non fan vedere altro. Ne fa un uso alla Brett Ellis, ma si vede che ha letto No logo (peccato che l’autrice di No logo non abbia resistito a griffare con la sua firma – pardon, quella del cognome di papà, Klein – la sua opera…).

  L’io narrante, Alex, in qualche momento magari gli somiglia, ma non è lui. Tutto procede in perfetto disordine non è una autobiografia – ci tiene a sottolineare. Gianluca non è di scuola Flobert.

  Violenza a vuoto, bevute a vuoto, droga a vuoto, scopate a vuoto. Vite a vuoto irrigidite in microframes. Più degli scatti che un film. La tecnica di montaggio dei videoclip, appunto. E il messaggio? Ma insomma, possibile che non lo sappiate ancora? Il medium è il messaggio. Non c’è morale. Non c’è proposta. Non c’è nemmeno protesta. Marilina Mastrangelo e Maria Stella Semeraro contestualizzano, e mettono soprattutto in guardia dall’identificare Alex con Gianluca. Qualche insegnante fra il pubblico protesta una presunta non leggibilità di un testo così da parte degli studenti. Oddìo, può essere. Tanto quanto non è leggibile Medea, comunque. O Un uomo finito. O il Pasticciaccio. O il Codice di Perelà. Ma oltre la scrittura sincopata – io parlo oscuro perché tu mi intenda – molti adolescenti e post-adolescenti, tarantini e no (i tarantini percepiscono in più una familiare ambientale sciroccosa abulìa), sono perfettamente in grado di cogliere nei frames di Antonacci qualche fermo immagine di vita loro, o di loro amici, o di loro conoscenti.

E’ un bene, è un male? Non è sociologia. Non è giornalismo. E’ letteratura. Artificio. Creazione. Antonacci non è un narratore ottocentesco; non è neorealista, neppure quando indugia crudamente su particolari veristi; non è impegnato, e non è neppure uno scrittore consolatorio, e ci tiene ad evidenziarlo, che nel bene o nel male ti prende per mano e ti guida nell’avventura di leggere. Scrive per sé, e per dei lettori, non dei fedeli o dei fans. E “Tutto procede in perfetto disordine” è un libro che merita di essere letto. Che poi possa provocare irritazione, dolore, reazione, indignazione o buoni propositi, è tutt’un altro discorso. Quanto a Taranto, è comprotagonista anch’essa. E per lei Antonacci non vede prospettive o soluzioni, che comunque sono estranee al suo libro. Interrogato su che ne pensi, risponde per metafora, citando una musica punk che lo intriga: no future. Non è necessario tradurre, credo…

 

Giuseppe Mazzarino

 

(dalla Gazzetta del Mezzogiorno, ed. Taranto, novembre 2007)

Vite a vuoto, sballo a vuoto. “Tutto procede in perfetto disordine”, Gianluca Antonacci descrive come in un videoclip una Taranto dalle esistenze a perdere.ultima modifica: 2008-05-25T16:20:52+00:00da juels.richelieu
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