“Serata in onore di Yvonne” (2006): se il Futurismo fa guerra al disagio. Avanguardia & beneficenza in una serata dei Lions e Leo tarantini.

Serata in onore di Yvonne:

se il Futurismo fa guerra al disagio

 avanguardia & beneficenza

in una serata dei Lions e Leo tarantini

di Giuseppe Mazzarino

  Immaginate d’essere in uno scalcinato café chantant fra gli Anni Dieci e Venti, col suo composito pubblico di borghesi, cafoni arricchiti, intellettuali, giornalisti, giovani di buona famiglia e squattrinati universitari che si mischiano con attricette di varietà, chanteuses, fini dicitori, musicisti di quart’ordine e qualche anziana signora che esercita tuttora il mestiere più antico del mondo nonostante i segni dell’età indichino chiaramente ed impietosamente che il momento del disarmo è persino passato…

  Immaginate che in questo ambiente vagamente Liberty un rapace impresario abbia organizzato una serata all’insegna della ultimissima novità: il Futurismo. Il pubblico non sa esattamente che cosa attendersi, ma se anche ne avesse una vaga idea sarebbe comunque sorpreso dall’audacia innovativa di chi non si limita a declamare poesie senza rime e senza metri (il famoso verso libero), magari con inquietanti e cantilenanti elenchi di fiori e di uccelli (Govoni), ma osa intonare onomatopee astratte, canzoni rumoriste che simboleggiano il pensiero astratto, proprio come in pittura il soggetto scompare all’insegna dell’astrattismo…

  E non basta. Mentre un piano suona un “Chiaro di luna” (quello del buon vecchio Beethoven) la vita moderna, artificiale, industriale e metropolitana irrompe al suono dell’intonarumori di Russolo, uno strumento inquietante che prefigura la musica rumorista, concreta ed elettronica dei decenni che verranno, e sui rumori del “Risveglio di una città”, mentre la luce violentissima di una lampada ad arco (citazione-omaggio per Balla) provvede ad uccidere il chiaro di luna, come nel famoso manifesto marinettiano, un automa di Depero, come quello del balletto meccanico “Anihccam del 2000” attraversa la sala zig-zagando fra i tavolini… Visioni futuriste, suoni luci e parole in libertà per aprire uno squarcio sul futuro…

  E ancora, polifonicamente, più voci distribuite fra il pubblico – non c’è più la quarta parete, è abbattuta ed oltrepassata ogni separazione fra pubblico e attori, proprio come nella pittura futurista che proclamava “porremo lo spettatore al centro del quadro” – scandiscono il “Manifesto di fondazione del Futurismo”, anche nelle sue parti più dure, la glorificazione della guerra o il disprezzo della donna, salvo giustapporvi il “Manifesto futurista della Lussuria” della poetessa francese Valentine de Saint-Point, che esalta una donna finalmente protagonista e disinibita.

  Non mancano celebri e meno celebri poemi e testi di Aldo Palazzeschi, forse, con Ungaretti, la voce più importante della poesia italiana del XX secolo, dalla drammatica intensità dello “Specchio” all’atto di fondazione del nuovo status del poeta, “Chi sono?”, fino al manifesto in versi della poesia nuova, liberata, ribelle, “Lasciatemi divertire”, ed al rivoluzionario “Manifesto del Controdolore”, o alla “Fontana malata” strepitosamente interpretata dalla giovanissima Francesca. Pagato un doveroso tributo a due futuristi di Puglia, Mario Carli e Vittorio Bodini, e a personaggi meno noti ma egualmente significativi (Tavolato, Volt, Farfa), la serata futurista si apre e si chiude nel segno di Francesco Cangiullo, il futur-pazzariello partenopeo, profeta del versante ludico del Futurismo, la cui “Serata in onore di Yvonne” dà il titolo all’intera rappresentazione. Qui siamo in pieno avanspettacolo, caffè-concerto, avanguardia in caricatura e ed auto-caricatura dell’avanguardia…

Lo spettacolo non manca, ma è l’operazione culturale in sé ad essere interessante: da questa teatralizzazione il grande movimento italiano e mondiale d’avanguardia del primissimo Novecento appare, a circa un secolo dalla fondazione, ancora assolutamente anticipatore e moderno, ma lo si capisce un po’ di più che non con le semplici letture (peggio ancora se letture scolastiche…).

  Andata in scena per la prima rappresentazione l’8 giugno 2006 nel salone (gentilmente concesso) del circolo Sottufficiali della Marina, a cura della compagnia AragoLeo formata da soci dei quattro Lions club tarantini (Aragonese, club trainer, Host, Poseidon, San Cataldo) e del Leo club Taranto, col determinante contributo del Consorzio Atlantide, presente l’allora governatore del Distretto Lions 108 Ab – Apulia, Mario Rinaldi, “Serata in onore di Yvonne” ha riscosso un entusiastico successo di pubblico (oggi, ad un secolo di distanza, il pubblico non fischia più, applaude…) ma soprattutto ha consentito di raccogliere 2.160 euro, devoluti in parti uguali a tre progetti di service: il programma Sight First II del Lions International contro la cecità; la casa famiglia per persone down Casa Mia, che sta sorgendo in Taranto (e che i Lions tarantini si sono impegnati ad arredare ed attrezzare); la Fattoria Amici “Dante Torraco” per l’integrazione dei diversabili, sempre tarantina (insieme con altri fondi raccolti dai Lions, questi euro sono serviti ad acquistare un pullmino per il trasporto dei diversabili). Dato il successo, l’AragoLeo ci ha preso gusto: il progetto teatrale per beneficenza dei soci dei cinque club proseguirà: e se la serata futurista andrà in tournée, per l’anno sociale 2007/2008 l’AragoLeo sta mettendo in cantiere – con una ardita piroetta dal Futurismo al Crepuscolarismo, ma sempre restando nel fervido e poco noto milieu culturale primo-noventesco – “Addio giovinezza!”, adattamento della celeberrima commedia di Sandro Camasio e Nino Oxilia: sta per andare in scena (30 maggio 2008 al teatro Padre Turoldo); obiettivo dichiarato: superare almeno i 2.160 euro per i service.

  Il Futurismo proclamava essere la guerra “sola igiene del mondo”, ma i Lions e Leo hanno preferito una guerra al disagio, alle malattie, all’isolamento al quale spesso spinge la disabilità.

  Si sono cimentati nella serata, per la regìa di Giuseppe Mazzarino, che ha anche ricercato ed assemblato i testi, Antonio Altamura, Romina Axo, Annamaria Buccolieri, Veronica Casale, Michele Cervellera, Cristina De Stefano (e Francesca), Nello Gallo, Andrea Lupoli, Pippo Mazzarino, Alessia Moschetti, Flavia Palumbo, Donatella Panerai, Valerio Rapisarda, Lello Spagnolo, Luca Spagnolo, Rocco Suma, Marisa Torraco, Patrizia Trovato, Cristina Turi, Felice Vecchione. Scene e costumi Marisa Torraco; tavole futuriste e multimedia Patrizia Trovato; grafica Cristina Turi; luci e suoni Andrea Lupoli e Luca Spagnolo. Per il 2007/2008 all’AragoLeo hanno aderito anche Licia Bitritto,  Angelo La Nave , Luca Marfella.

Futurismo, perché…

  Che cosa sapete del Futurismo? Ne avete un pallido ricordo scolastico, quando qualche fiacco pedagogo, l’ultimo giorno di scuola, pretendeva, per esaurire il programma, di aver “spiegato” Pascoli, d’Annunzio, il Crepuscolarismo, il Futurismo e l’Ermetismo? Avete sentito dire che era una specie di movimento fiancheggiatore del fascismo e che si esaltava per la guerra, la modernità e l’automobile? O che predicava il disprezzo della donna e la distruzione dei musei?

  Ok, buttate via tutto. Punto e a capo.

  Non è che alcuni di quei punti non facessero parte del programma futurista. E’ che, decontestualizzati, diventano del tutto insignificanti.

  Che cosa è stato il Futurismo? Una risposta canonica, di tipo culturale, è: il primo movimento d’Avanguardia sulla scena mondiale. Un movimento che investiva sinesteticamente tutte le arti, fondendole nella più multiforme di tutte, la vita, fino a postulare una “ricostruzione futurista dell’universo”.

  Parte con l’intento di rinnovare la letteratura e la poesia; poi la pittura, la musica, la fotografia, l’architettura; giunge all’ipotesi estrema di rinnovare la sensibilità, di creare l’uomo nuovo in un universo nuovo, all’insegna della modernità.

  E se il prezzo da pagare è l’uccisione del chiaro del luna, l’ingresso del rumore in musica, il coraggio di fare il brutto, Marinetti e i suoi sodali – alcuni dei più grandi ingegni e talenti del XX secolo – sono pronti a pagarlo.

  Insieme con manifesti pubblicati su quotidiani e periodici e poi in centinaia di migliaia di volantini e con libri dall’audacissima e mai vista concezione tipografica, la diffusione del nuovo verbo viene affidata a teatri, teatrini, café chantant: ovvero, negli anni Dieci, quanto di più totalizzante e pervasivo ci fosse come mass medium (anche allora, infatti, l’immagine prevaleva sulla scrittura: o credete davvero che la dicotomia sia nata con la tv?). Nascono così le serate futuriste: vere e proprie guerre fra gli artisti (non solo drammaturghi e/o attori) futuristi e il pubblico spesso borghese, benpensante, tradizionalista: in una parola, passatista. E’ l’abbattimento della “quarta parete”, appunto: non c’è più differenza fra attori e pubblico; anzi, gli attori sono anche fisicamente sparpagliati fra il pubblico, ed il pubblico interagisce attivamente nel fare ogni volta della serata uno spettacolo diverso.

  “Serata in onore di Yvonne (da Cangiullo ed altri futuristi)” ha ricostruito, quasi con rigore filologico, una serata futurista all’interno di un café chantant: suoni, rumori, luci, forme, odori futuristi, parole in libertà, declamazioni di celeberrimi manifesti, poesie e poemi noti e meno noti o assolutamente sconosciuti ed ancora sorprendenti a quasi un secolo dalla loro composizione, onomatopee, provocazioni e sorprese, privilegiando il versante occultistico, ludico, giocoso e scanzonato, a volte decadente, quasi intimistico, persino lirico del grande movimento innovatore. La cui durata, checché ne pensino “critici” in malafede ed in ritardo e ministri scarsamente informati, si estende senza soluzione di continuità dal 1909 al 1944, l’anno della morte di Marinetti, e non si arresta certo con il 1916 o con il 1919, come sostenevano miopi settari accecati da pregiudiziali ideologiche.

A proposito di Lions e Leo

Il Lions International è la più grande associazione mondiale di service; fondata negli USA nel 1917 è oggi presente in 194 Paesi con oltre 45mila club e più di un milione e trecentomila soci ed è rappresentata all’Onu. In Italia i Lions arrivano nel 1951, a Milano. Nel 1955 viene fondato il club Taranto Host, primo di quello che sarebbe stato fino a dieci anni fa il lunghissimo distretto Lions 108 A, oggi diviso in due (quello pugliese è il Distretto 108 Ab – Apulia). I club italiani sono oggi 1.240, divisi in 17 distretti, per un totale di 50.309 soci. Del mondo lionistico fanno parte integrante i Leo club, associazioni giovanili promosse dai Lions: atto di nascita negli Usa, nel 1957 (altro compleanno tondo tondo: 50 anni!). In Italia, dove il Leo arrivò nel 1969, ci sono 410 club per un totale di 4.480 soci. Il primo Leo dell’allora distretto 108 A fu, nel 1978, il Leo club Taranto. I Lions club tarantini sono al momento cinque (Host, Poseidon, Aragonese, San Cataldo e Fàlanto) più il Leo. Nel mondo dei Lions Taranto ha fra l’altro espresso due governatori distrettuali, Mario Rinaldi e Flora Lombardo Altamura, un presidente del consiglio dei governatori, Flora Lombardo Altamura, e due presidenti (per tre complessivi mandati) del distretto Leo. Per il 2009/2010 governatore del distretto Lions è stata poi recentemente eletta la tarantina Licia Bitritto Polignano. Fra le varie attività di “service” (parola che potremmo tradurre, con buona approssimazione, volontariato), fin dal 1925 fu posta fra gli impegni principali dei Lions la battaglia contro la cecità e per la difesa della vista, stabilizzata poi col varo del programma internazionale Sight First II, ma ampie sono le attività benefiche ed assistenziali, anche in sede locale.

(estratto, con modifiche, dalla rivista “Galaesus”, 2007)

“Serata in onore di Yvonne” (2006): se il Futurismo fa guerra al disagio. Avanguardia & beneficenza in una serata dei Lions e Leo tarantini.ultima modifica: 2008-05-25T17:36:00+00:00da juels.richelieu
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