Se il giornalista non studia come si fa un’intervista… “Il linguaggio delle news”, un importante libro di Sandro Petrone (2004)

“Il linguaggio delle news.
Strumenti e regole del giornalismo televisivo”

di Sandro Petrone,  Etas, pp. 252

 

  Con discrezione e modestia, Sandro Petrone, uno degli inviati di punta della Rai, conduttore del Tg 2 e docente di Giornalismo radiotelevisivo all’Università di Roma – La Sapienza , ha intitolato la sua più recente fatica Il linguaggio delle news. Strumenti e regole del giornalismo televisivo: si tratta in realtà di un testo molto più importante, di un agile ed interessante manuale di giornalismo (non solo) televisivo, certo, che contiene però molto più di quello che promette e che, di per sé, non sarebbe neppure poco…

  Nel volume è trasfusa l’esperienza fatta con gli studenti di Scienze della Comunicazione (per esempio l’ampio capitolo sull’intervista, utile anche per giornalisti della carta, dove si compara l’intervista giornalistica con quelle utilizzate professionalmente da altre categorie: medici, avvocati, magistrati, agenti di polizia giudiziaria, psicologi, sociologi; con la sconcertante constatazione che la categoria per la quale l’intervista dovrebbe costituire il nocciolo duro della professionalità, quella dei giornalisti, è l’unica che non ne studia le tecniche, affidandosi ad un incongruo mix fra virtù innate ed esperienza da marciapiede…), ma ben presto si scantona dal semplice manuale su come si fa il giornalista in tv a riflessioni amare sul giornalismo radiotelevisivo e sul giornalismo tout court nel nostro Paese.

  Insieme con i suggerimenti tecnici, e con la deplorazione della meccanica trasposizione in tv del modello organizzativo e <<scrittorio>> tipico dei giornali quotidiani, Petrone lancia una serie di provocazioni.

  Sulla scia di McLuhan (<<il medium è il messaggio>>, assioma sul quale pochi direttori e redattori capo, e nessun editore, han riflettuto a sufficienza), Petrone critica la concezione di quanti han realizzato una sorta di <<tv stampata>>, nella quale le notizie ed i servizi si misurano ancora in righe (tot righe equivalenti a tot secondi), in cui la grande e specifica forza di immagini e suoni è in secondo piano rispetto all’uso della parola: <<adoperano la parte audiovisiva come “carta da parati”, ci rimproverano gli inglesi>>, nota il nostro.

  Ma non basta. Oltre alla critica della tv malfatta (e non solo per ignavia o scarsa qualità dei giornalisti, ma per impostazione ideologica) ed ai suggerimenti per far bene il mestiere del giornalista tv, in conduzione, in studio, per strada o sul fronte di guerra (sul fronte, semmai, non embedded…), Sandro Petrone lancia una ulteriore provocazione, molto interessante non solo per gli operatori dell’informazione, giornalisti in prima linea, ma per tutta la società civile: i giornalisti, afferma, devono porsi (ed essere beninteso messi in condizione di porsi…) in posizione terza rispetto ai casi che trattano ed alle parti in causa, proprio come i giudici; la loro posizione professionale dovrebbe quanto più possibile essere analoga a quella dei magistrati; soggetti solo alla legge i secondi, soggetti solo alla notizia i primi; vincolati all’obbligo dell’azione penale i magistrati, vincolati al dovere di informare i giornalisti. Fino ad auspicare una sorta di organo di autogoverno dei giornalisti, con poteri e competenze molto maggiori di quelli oggi appannaggio dell’Ordine (e, per altri versi, della Federazione della Stampa). Utopia? Può darsi. Ma è una utopia che indica quanto meno la giusta direzione di marcia se davvero si vuole un giornalismo sempre più professionale, libero, credibile, terzo rispetto ai conflitti fra poteri forti dell’economia, della politica, dell’amministrazione pubblica.

  Che poi secondo Petrone e la sua sensibilità tv i telegiornali siano costruiti ad imitazione dei giornali di carta, dalla prima pagina all’approfondimento, mentre secondo chi scrive è semmai la carta stampata che rincorre ormai da almeno un ventennio l’impossibile obiettivo di trasporre su carta i palinsesti tipici del video, è questione marginale. Perché quella nodale è che dalla babelica confusione dei linguaggi escono danneggiati, pesantemente danneggiati, tanto i giornalisti quanto gli utenti dell’informazione, lettori o telespettatori che siano. Perché ogni medium esige un suo proprio linguaggio, che non può essere automaticamente tradotto se non a prezzo di essere pesantemente tradito.

  Il linguaggio delle news, dicevamo, mantiene più di quanto non prometta. Come manuale di giornalismo tv è eccellente; ma per i problemi che pone – molto più importanti delle risposte stesse che suggerisce – si configura anche come un testo di filosofia dell’informazione. Utile non solo per studenti di Scienze della Comunicazione o per giornalisti tv, ma per tutti coloro che, magari anche con grande esperienza, svolgono la professione – professione, non mestiere né arte… – di giornalista. O per lettori che vogliono conoscere i meccanismi che stan dietro la <<fabbrica dei media>> per decrittarne i codici e non subirne le inevitabili deformazioni.


Giuseppe Mazzarino

(dalla rivista “Desk”, 2004)

 

Se il giornalista non studia come si fa un’intervista… “Il linguaggio delle news”, un importante libro di Sandro Petrone (2004)ultima modifica: 2008-05-25T16:54:52+00:00da juels.richelieu
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